IL COLLETTO DELLA CAMICIA: FORME E MODELLI

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Quando si parla di camicie, inevitabilmente la mente vola al celebre film Totò, Peppino e il fuorilegge in cui l’avara moglie del più amato attore partenopeo consegna al suo caustico marito, che le chiede una camicia pulita, un indumento che della camicia conserva solo alcune parti: la schiena rimane scoperta perché la stoffa è appena sufficiente per coprire il petto e dar forma al colletto e ai polsini. Quando, dubbioso e irritato, l’uomo chiede <<E’ camicia questa?>>, prontamente la vispa moglie risponde <<Quella che si vede è camicia, quella che non si vede che si fa a fare?>>, e conclude <<E’ stoffa che si spreca!>>

La scena dall’esilarante comicità evidenzia come proprio le parti visibili della camicia siano quelle a cui, effettivamente, va prestato maggior riguardo, insieme ai polsini, infatti, il collo è la parte soggetta, più delle altre, all’usura. Qui il collo e la barba si appoggiano e sfregano, per questo motivo in passato i camiciai fornivano dei “pezzi di ricambio” da sostituire a quelli logori, oggi, invece, le disponibilità economiche ed il costo relativo di una buona camicia permettono il cambio dell’intero capo, e non solo alcune parti di esso.

Per una buona vestibilità è necessario, in primo luogo, conoscere con esattezza la misura della circonferenza del collo di chi la indosserà, in questo modo sarà possibile acquistare una camicia il cui colletto aderisca, senza stringere troppo, al collo, tenendo presente che la circonferenza del colletto non sarà superiore che di 1,5 centimetri rispetto alla circonferenza del collo.

Nella scelta della camicia, oltre a prestare attenzione alla selezione dei colori e tessuti, è importante valutare quale sia il tipo di colletto adeguato ai diversi stili e occasioni.

Da indossare obbligatoriamente con il tight e il frac è il colletto ad alette rovesciate, detto anche diplomatico, che rappresenta l’apice dell’eleganza. All’inizio del secolo scorso veniva usato quotidianamente dagli uomini d’affari, ma oggi, completo di papillon o ascot, si preferisce sfoggiarlo solo nelle cerimonie più eleganti.

Il tipo di colletto più diffuso è quello all’italiana, caratterizzato da un’estrema versatilità che lo rende adatto sia alle occasioni casual che a quelle formali. Il colletto all’italiana, che può essere realizzato con punte più o meno lunghe, è spesso approntato su camicie sportive di lino che vengono indossate tenendo slacciato il primo, e solo il primo bottone, oppure su camicie in seta dal sapore più classico che ben si accosta con l’uso della cravatta.

Altrettanto comune è il colletto alla francese le cui punte sono aperte verso l’esterno e contribuiscono a conferire alla camicia una raffinatezza tale da essere indossata in contesti molto formali. Il suo aspetto elegante viene ottimamente completato dall’uso della cravatta: un nodo voluminoso si accosterà bene ad un colletto dalle vele aperte, viceversa sarà preferibile un nodo semplice se le vele sono chiuse.

Elegantissimo e davvero raffinato è anche il pin collar le cui vele sono tenute insieme da una sorta di spilla, il collar pin, che sostiene in posizione arcuata il nodo della cravatta, conferendole morbidezza e volume.

Il colletto botton-down, poi, è rigorosamente made in USA. Presenta, generalmente, un tendicollo flessibile che permette alle punte, tenute ferme da due bottoncini, di formare una piega morbida. Questo tipo di colletto non è mai accompagnato dalla cravatta, per questo è adatto ad ambienti disinvolti.

Da indossare esclusivamente nel tempo libero e sempre in ambienti affatto formali sono le camicie capresi, nate nella Marina Militare di Capri. Il colletto di questo tipo di camicia presenta una scollatura a doppio tessuto simile a quella delle giacche, si porta, quindi, slacciata nel primo bottone e sguarnita di cravatta o altri accessori da collo.

Da indossare aperto per un look informale, o chiuso per conferirgli un mood più classico è il colletto alla Guru, dal forte sapore esotico. Indossato sovente e con particolare grazia dal presidente afgano Karzai, presenta un taglio molto basso, quasi a girocollo. Si tratta di un tipo di colletto da portare con cautela: scegliere i pantaloni ed, eventualmente, la giacca giusti è un’operazione sa svolgere con cura e con prudenza per non subire un aspetto eccessivamente naif.

Poco più alto è il colletto alla coreana che la moda ha mutuato dalle divise delle milizie asiatiche al tempo della guerra di Corea. Anch’esso senza vele, ha un taglio poco più alto del colletto alla Guru ed ha un sapore insieme informale ed elegante: una camicia col colletto coreano può essere accostata ad una giacca di lino e può essere portata fuori dai pantaloni.

Ognuno di questi tipi di colletto non ha un’altezza standard, sarà però opportuno tenere ben presente che i colli particolarmente corti e larghi vestiranno meglio camicie dai colletti bassi a cui è bene accostare nodi di cravatta non troppo grandi; i colli più lunghi e sottili valorizzeranno, invece, colletti alti magari a due bottoni, o colletti destrutturati.

In ogni caso, quale che sia il colletto che meglio si addice ai gusti personali e al fisico di ognuno, è importante scegliere con cura una camicia di buona qualità che, di sicuro, farà invidia al povero Totò.

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